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ISOLA DELLE FEMMINE LA SALUTE E L'ITALCEMENTI
Postato il Domenica, 17 giugno @ 14:19:30 CEST di adminlr

varie dal mondo comitatoisolapulita scrive "IL VENTO CHE ACCAREZZA ISOLA DELLE FEMMINE


Isola delle Femmine (Palermo)

Erano gli anni ’50 quando, nelle vicinanze del piccolo centro di pescatori di Isola delle Femmine, una nuova azienda (ora Italcementi SPA) installava un impianto per la produzione del cemento.

Oggi quello stesso allestimento sembra non rispondere più alle esigenze di una realtà territoriale ancora ristretta, ma che intorno ad esso si è sviluppato per anni derivando dallo stesso paese la maggior parte della forza lavoro della fabbrica.
Le attenzioni della popolazione sembrano, però, col tempo, essersi spostate dai vantaggi economici che la vicinanza dello stabilimento portava, agli inevitabili effetti che questo ha sull’ ambiente e sulla salute dei cittadini.
Preoccupazioni che, a quanto riferisce Antonino Rubino, impiegato amministrativo della Italcementi SPA, non sono passate inosservate alla stessa fabbrica che si adopera già da tempo per rispettare i limiti di sicurezza imposti dalle normative nazionali ed europee sulle esalazioni causate dall’ incenerimento dei rifiuti di produzione.
Nonostante queste rassicurazioni buona parte dei cittadini continua ad essere preoccupata dalla vicinanza dell’ edificio(appena 5-00 m) e, rappresentata Da Pino Ciampolillo e dal suo comitato cittadino, chiede che l’ azienda faccia chiarezza sulle problematiche da essi sollevate.
La questione,che è riconosciuta come la principale da entrambe le voci in campo, è quella del combustibile utilizzato e degli effetti che questo ha sulla salute.
Uno, in particolare, il nome che esce fuori daqualsiasi documento riguardante la faccenda: Petcoke.
Facciamo un po’ di scienze.
Il petcoke è una sostanza derivata dalla ulteriore lavorazione degli scarti del petrolio, altamente cancerogena, ma che nei processi produttivi, quali quelli della Italcementi, permette notevole risparmioenergetico nonché economico.
Il problema è che per rimanere nei limiti di utilizzabilità e di sicurezza deve continuamente essere centrifugato; se lo si lascia fermo, o lo si brucia, allora si producono emissioni altamente pericolose per la salute umana.
Nel gennaio del 2006 l’ARPA (Associazione Regionale Protezione Ambiente) ha effettuato un sopralluogo presso il deposito di combustibile solido della Italcementi, evidenziando gravi carenze nel sistema di impermeabilizzazione delle aree per lo stoccaggio del petcoke.
Il sig. Rubino ha subito tenuto a sottolineare che l’ARPA “non ha però rilevato infiltrazioni nel sottosuolo e che l’azienda ha realizzato quelle opere necessarie a raggiungere la sicurezza del sito”.
Dopo numerosi atti di diffida presentati all’ azienda a partire da quello stesso anno, la Italcementi ha deciso, nel 2007, di intraprendere un percorso dispendioso (70 mln di euro circa) nel tentativo di diminuire ulteriormente le emissioni nocive.
È infatti in corso un iter burocratico per la costruzione di un impianto produttivo che andrebbe a sostituire quello tuttora in funzione.
La torre, alta più di 100 m e larga intorno ai 40, avrebbe un negativo impatto ambientale ma dal punto di vista delle normative limiterebbe ulteriormente le emissioni gassose.
Bisogna sottolineare che ancora non è pronto nemmeno il progetto di questa torre e che l’impianto continua a produrre gas nocivi.
Pronte le critiche del comitato Isolapulita.
Per legge, ci dice Ciampolillo, “i cementifici hanno l’obbligo di utilizzare le migliori tecnologie sul mercato al fine di diminuire o annullare l’inquinamento atmosferico.
La nuova torre ha però un difetto.
Ridurrebbe sicuramente la sua sfera di influenza negativa su Isola, ma, a causa della sua altezza, andrebbe ad avere effetti sulle zone circostanti di Palermo e Capaci”.
Le critiche non si fermano qui; “ […] il progetto” continua Ciampolillo “è stato presentato facendo riferimento solo alla torre, senza fare alcun cenno alle emissioni che vengono prodotte anche in altre zone dello stabilimento (basti guardare i mulini e uno dei camini in funzione, alto 65m) o il ricavo stesso della materia prima che continua a mettere in pericolo la stabilità stessa della montagna”.
Questo ultimo punto è molto interessante.
Già in passato, infatti, la montagna, dalla quale si ricava la materia necessaria ai processi di cementificazione, aveva dato segni di instabilità e costretto l’azienda a terminare i lavori per spostarsi su altri versanti.
Torniamo a parlare del petcoke. Abbiamo già detto che è una sostanza altamente cancerogena, ma il sig. Ciampolillo, durante l’intervista, ci informa che proprio a causa delle sue caratteristiche, esso è riconosciuto alla stessa stregua delle armi chimiche e che, quindi, deve essere manovrato con alcuni accorgimenti.
Già il fatto che la Italcementi lo abbia bruciatoper un certo periodo nei suoi lavori (senza denunziarne l’utilizzo, sottolinea Ciampolillo) non è un fatto positivo, ma egli ci informa, e non è l’unico a dirlo, che ogni tre mesi per un certo periodo di tempo le scorie petroliferevenivano maneggiate dagli operai dell’azienda senza alcuna precauzione, in capannoni a cielo aperto o in navi adibite (si fa per dire) al trasporto.
“Gli effetti che l’ uso indiscriminato di questa sostanza ha avuto sulla popolazione è rintracciabile in alcuni referti medici”, non necessariamente riconducibili, aggiungiamo noi, all’utilizzo del petcoke.
Nonostante tutte le critiche mosse all’ impiego di questa sostanza, Rubino insiste nel ricordare che è ancora in corso, da parte di aziende specializzate, un’ analisi sugli effetti del residuato e che l’amministrazione aspetta i risultati degli studi per attuare la giusta scelta sulla sua applicazione.
Concludiamo con una questione che non ci sembra di secondaria importanza.
La popolazione che vive a Isola è divisa tra chi appoggia l’ industria, chi la critica e chi, invece, si sottrae a qualsiasi posizione.
È facile riconoscere nei fiancheggiatori della fabbrica i suoi operai che, almeno pubblicamente, non si esprimono inmodo negativo sul lavoro dell’azienda.
Degli oppositori abbiamo parlato lungamente, riconoscendo nelle loro tesi il timore per gli effetti negativi che l’inquinamento ha su salute e ambiente.
Gli altri, appartengono a quella razza che si dimostra essere conciliante con entrambe le parti (a quanto pare il sindaco del paese non si sottrae a questa regola) o che, adeguatamente accontentato, non si angoscia nel cercare un motivo di preoccupazione (la chiesa ha ricevuto da poco un pulmino nuovo da parte dell’ azienda in questione).
Ci riteniamo al di sopra delle parti in causa, quindi non ci esprimiamo in favore di una o dell’altra, riconoscendo in entrambe le voci un senso comune di fare chiarezza e stabilire regole comuni, nonché il bisogno di fare valere le proprie posizioni.
Non possiamo però esimerci dal riportare il sentimento di disagio della popolazione a causa dell’inutile apatia di chi non ha rispetto né per se stesso, né per le istituzioni che rappresenta, né per le posizioni che ha dovere di prendere in merito al benessere della sua stessa società.
Un male, purtroppo, diffuso in tutto il mondo ma non per questo giustificabile.
Marco Salici
http://www.articoloventuno.net/ART21_85.pdf



www.isolapulita.it

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